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  da 10:30 a 13:00

Salute mentale in Italia: una legge ancora nuova in una cultura vecchia. Il ruolo della Pubblica Amministrazione [ NW.10 ]

(in collaborazione con Fondazione Don Luigi Di Liegro)

 

La Fondazione DI Liegro ha scelto di mettersi concretamente al fianco delle famiglie. Innanzitutto ponendosi in ascolto e poi intervenendo su alcuni dei nodi fondamentali della vita delle famiglie di oggi: la questione educativa (quindi la genitorialità da una parte e la crescita integrale – soprattutto quella emotiva e relazione - dei ragazzi dall’altra) e la questione della malattia mentale. Che è sì un problema, ma è un problema attorno al quale si annodano altri problemi, molto più diffusi, molto più trasversali. Una questione quindi vivendo la quale si possono comprendere non solo una parte della società, ma anche alcuni dei meccanismi più profondi della nostra collettività tutta. Come le sue paure, le sue resistenze e quelle che potrebbero essere le sue possibilità.

Programma dei lavori

Introduzione

Di Liegro
Fondazione di Liegro, costruiamo una rete contro il disagio mentale.

Luigina Di Liegro presenta le attività della Fondazione Di Liegro, intitolata allo zio don Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas diocesana, e creata nel '97 subito dopo la sua morte. Riconosciuta come onlus nel 2000, da allora, soprattutto con l'aiuto dei volontari, si occupa di tematiche legate ad emarginazione, solidarietà, partecipazione civica. Per la prima volta a FORUM PA, grazie alla fondazione, viene affrontato il tema della salute mentale, tema esplosivo e dal costo sociale molto gravoso. L'obiettivo è quello di avviare un dibattito volto alla creazione di una rete tra professionisti del settore, cittadini e familiari, soprattutto rispetto al problema di adolescenti e minori che sono da curare, per evitare problemi futuri.
Fondamentale in questo senso la formazione, infatti la fondazione promuove da 4 anni corsi sul tema della salute mentale rivolti ai cittadini che vogliono conoscere ed eventualmente diventare volontari, nonché ai familiari che affrontano pesanti problematiche di disagio psichico. Promuove inoltre corsi nelle scuole destinati a docenti e genitori per la conoscenza dello sviluppo emotivo dei minori, altrettanto importante rispetto a quello cognitivo. Molta la partecipazione visto che i consultori, nonostante i molti soldi spesi, non funzionano.

Luigina Di Liegro Presidente - Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro Onlus Vedi atti

Atti di questo intervento

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Tavola rotonda

Mannu
Salute mentale, una legge nuova in una cultura vecchia.

Josè Mannu introduce il tema del convegno, spiegando che cosa si intende per legge ancora nuova in una cultura vecchia. La 180 è una legge ancora nuova perché è decaduta subito, confluendo solo un mese dopo la sua promulgazione nella riforma sanitaria 833 con cui fu istituito il SSN e perché in questo modo il tema della salute mentale divenne competenza del ministero della Salute, mentre prima i manicomi venivano gestiti a livello provinciale. E' nuova e per certi versi federalista nonché innovativa perché è una legge quadro che definisce il trattamento volontario e obbligatorio demandando l'organizzazione alle Regioni.
Dall'altra parte, invece, abbiamo una cultura vecchia che deve fare conti con il cosiddetto stigma sociale, che riguarda il disagio psichico ad ampio raggio, interessando anche disturbi più "lievi" come fobie o depressioni. E' una stigma difficile da estirpare, profondo e radicato, tanto da coinvolgere anche gli stessi operatori, e ampiamente cavalcato dai media, come sta accadendo negli ultimi tempi rispetto alla violenza legata al disturbo mentale, che manipolano così l'opinione pubblica. Il problema riguarda soprattutto l'incapacità dei servizi di incidere in maniera importante nell'ambito sociale, manca il loro contatto con i cittadini. In realtà dal punto di vista del singolo servizio in Italia esistono delle eccellenze, il problema è di tipo organizzativo.

Josè Mannu Responsabile - Comunità Terapeutica di San Basilio asl RM/B Vedi atti

Atti di questo intervento

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Fioritti
La legge 180 e la rivoluzione della psichiatria di comunità.

La 180 è stata una legge rivoluzionaria, la più radicale dell'Occidente, che ha cambiato un mondo, interrompendo da un giorno all'altro le degenze negli ospedali psichiatrici a favore dei servizi integrativi, spostando l'asse sul concetto di comunità e inserendo l'ambito della salute mentale nel Servizio Sanitario Nazionale. Così la pensa Angelo Fioritti rispetto al dibattito sulla 180 come riforma riuscita o mancata, di certo lui non cambierebbe la psichiatra di oggi con quella di 30 anni fa
In realtà il suo successo o meno dipende da come il SSN è stato declinato nelle varie regioni, esistono vari modelli organizzativi e investimenti diversi, comunque alcuni dati dovrebbero essere di conforto per una valutazione complessiva. Si è infatti realizzata una psichiatria di comunità e con risultati positivi. Basta non solo guardare i numeri, ma anche gli obiettivi di cura che sono diventati molto più ambiziosi.
La nuova frontiera della salute mentale è ora la sussidiarietà orizzontale, nel senso di non volersi più sostituire alla collettività ma collaborare con essa, rafforzando le rete esistenti o costruendone di nuove perché il servizio pubblico incontra sempre più difficoltà man mano che cerca di garantire agli utenti un'inclusione sociale vera. Ed esperienza della Fondazione Di Liegro in questo senso è di rilievo.

Angelo Fioritti Direttore del Dipartimento di salute Mentale - Ausl Bologna Vedi atti

Atti di questo intervento

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D'Alema
Le linee guida per la salute mentale.

Marco D'Alema illustra la collaborazione avvenuta qualche anno fa tra un gruppo di lavoro del dicastero della Salute di cui lui era parte - ai tempi del ministro Livia Turco - e l'organismo istituito dalle Regioni sul tema della salute mentale, che in 18 mesi permise di stabilire delle linee di indirizzo al riguardo.
Due furono le idee guida. In primo luogo quella di impegnarsi per favorire un percorso di sviluppo delle persone, e non solo per risolvere sintomatologie. Questa è un'idea ottimistica basata su studi che hanno seguito i decorsi delle patologie più gravi, dimostrando che non sono così negativi come pensano in maniera così radicata i cittadini e persino gli operatori.
La seconda idea fu quella della salute mentale nella comunità come fatto democratico. Così è da considerarsi per D'Alema se davvero la politica ha come fine il benessere dei cittadini, concetto per cui la salute mentale è di sicuro centrale. Questo fu un aspetto molto sottolineato nelle linee, tanto che furono indicati anche i contesti in cui realizzare tale partecipazione democratica, ossia i piani di zona indicati dalla legge da 328. E' vero infatti che i servizi sono in difficoltà, ma la situazione risulta migliore se consideriamo le realtà attive sul territorio, che però vanno rilanciate attraverso una discussione politica.

Marco D'Alema Psichiatra Responsabile - C.S.M. Centro Salute Mentale Ausl Bologna Vedi atti

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Maone
Salute mentale, una nuova formula contro il disagio abitativo.

La soluzione migliore al problema abitativo dei pazienti con disturbo mentale grave è una formula flessibile che preveda ad un certo stadio del decorso la possibilità di tornare a vivere in maniera indipendente, secondo quelle che sono le preferenze dei singoli. In questo modo i pazienti possono passare dalle strutture residenziali istituzionali con assistenza continua, a strutture in cui vivere in maniera autonoma, purché si rispettino determinati criteri, con la garanzia di un'assistenza "a chiamata".
Questa la soluzione illustrata da Antonio Maone, secondo un modello già divenuta best practice negli Stati Uniti ed in Canada. che la considera come base dell'empowerment, ossia della restituzione del potere al paziente. Vivere a casa proprio è dunque un potente impulso al recovery e all'inclusione sociale, un modo per restituire al paziente il radicamento ad un pezzo territorio cui appartenere e per permettere ai servizi di negoziare l'assistenza.
In Italia il modello prevalente è invece oggi quello delle strutture residenziali, dove vivere per 24 ore al giorno per tempi prolungati, che si aggirano sulle 25mila unità. Il problema è che spesso diventano case per la vita e quindi segreganti, i dati parlano infatti di poche dimissioni considerando che non esistono soluzioni alternative. Così come si è dimostrato fallimentare, anche per i costi, il paradigma che prevede il passaggio da strutture con residenza di 24 ore a strutture transitorie di 12, quindi di 6 e così via. Il paziente, infatti, risulta comunque obbligato a un percorso in cui elementi fissi sono le collocazioni spaziali delle strutture.

Antonio Maone Psichiatra - Responsabile - Comunità Terapeutica "Sabrata" ASL RM/A Vedi atti

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Marà
Salute mentale, la soluzione è una nuova assistenza psichiatrica.

E' necessario riempire la legge 180 di contenuti, come fa la Fondazione Di Liegro, che riempi i vuoti, fondamentale in questo senso il concetto di rete. Per crearla è necessario chiamare i politici alla responsabilità umana e sociale, per il finanziamento di comunità che possano accogliere i pazienti ai prodromi, separandoli dall'ambiente patogeno, ma anche combattere contro l'istituzione interna, ossia formare operatori con menti nuove. Così la pensa Massimo Marà che, dopo aver fondato 30 anni fa con Don Di Liegro la prima comunità terapeutica pubblica, dove "vivere psicoanaliticamente insieme", denuncia il rischio che oggi essa non sia più tale, ma un ricovero per quelli che non si sopportano più a casa e nei servizi.
La soluzione è creare una nuova assistenza psichiatrica, disposta a rompere con la mentalità comune, secondo cui il farmaco è risolutivo e l'alterazione mentale viene dal cielo, mentre è una concatenazione di errori interumani. Concedere ai pazienti di andare a vivere da soli va bene, purché sia garantito il supporto psicoanalitico individuale.

Massimo Marà Vedi atti

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Di Cesare
Salute mentale, necessaria terapia basata sulla relazione.

Gianluigi Di Cesare dichiara che la 180 non solo è una legge nuova, ma anche semplice, nell'affermazione stessa che malato e curante psichiatrico sono un malato ed un curante come gli altri. Dalla modifica del loro statuto deriva un'operazione straordinaria, per cui la relazione tra i due va articolata in modo diverso, secondo una logica di comunicazione ed inclusione e non più di esclusione. Da qui una nuova organizzazione dell'intervento, quella dei dipartimenti di salute mentale.
Nasce quindi nuovo approccio alla cura, che si allarga ad una molteplicità di contesti per cui il malato non viene più curato solo all'interno dello studio medico, ma della casa in cui vive e della rete di cui fa parte. E' un approccio che prima veniva tacciato di antiscientificità, mentre oggi dalla letteratura risulta che gli interventi psicoterapeutici più funzionanti sono proprio le co-terapie di questa natura.
Il problema è che oggi all'egualitarismo si è sostituito un rifiorire delle identità professionali dei curanti e quindi delle pluralità di intervento, mentre il rapporto tra medici e pazienti si è ristrutturato, tornando a forme culturali legate alla esclusione. Non esiste più la dimensione del lavoro di equipe e del dialogo curante-malato, per cui il paziente non è più il centro di un percorso terapeutico personalizzato in cui egli è un interlocutore, bensì una persona che accusa dei sintomi che dicono tutto di lui. E' necessario invece continuare a lavorare sulla relazione, attraverso la costruzione di servizi responsabili di una centralità territoriale che non può essere solo una petizione di principio, ma la capacità di andare verso le persone in modalità meno stigmatizzanti possibili

Gianluigi Di Cesare Psichiatra - Responsabile Centro Diurno Montesanto - ASL RM E Vedi atti

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Muggia
Contro il disturbo mentale investire su empowerment ed early prevention.

Ernesto Muggia è presente al convegno per difendere i diritti dei pazienti con disturbo mentale e dei loro familiari, diritti che non sono solo cura e casa, ma anche lavoro, che è uno degli strumenti più potenti per la guarigione dei sofferenti psichici. Non è vero che l'internamento forzato aiuta a guarire, bisogna tenere sempre presente il rispetto della persona, tanto più che la segregazione cronicizza e peggiora la sintomatologia. Come non è vero che i malati mentali siano socialmente pericolosi, si tratta di pregiudizio basato sullo stigma , un'operazione di marketing demagogico politico, si semina paura per vendere sicurezza. Unasam aderisce tra l'altro alla recente campagna per la definitiva chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari.
E' necessario promuovere la ricerca e quindi trovare dati aggiornati anche in Italia non solo sui farmaci, ma sui fattori del recovery, secondo l'ottica dell'empowerment, quindi di rispettare l'individualità del malato anche a costo di fargli male. Da un convegno di Bolzano sul tema è emerso che alla base della guarigione non ci sono le pillole, ma una ripresa delle relazioni.
Fondamentale infine lavorare sull'early prevention visto che giovani che si ammalano sono 1 su 10 mila, per cui è necessaria la formazione dei medici di base con cui i familiari possano parlare. In modo da poter creare una rete di prevenzione: evitando la cronicizzazione e salvando molti giovani, permettendo che crescano loro le ali, si risparmieranno anche tanti soldi.

Ernesto Muggia Psicologo - Fondatore - UNASAM - Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale Vedi atti

Atti di questo intervento

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